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16 anni: un ragazzo come tanti

Riflessioni - Riflessioni
Image Un'altra giovane vita spezzata dalla mancanza di
sensibilità, da una incapacità di saper leggere la
richiesta di condivisione urlata silenziosamente da un
ragazzo solo con i suoi segreti.

Nessuno oggi può sapere cosa avesse dentro, quale dolore
lo abbia spinto a compiere un "salto nel buio",  lasciandosi ogni cosa
alle spalle e dicendo addio alla sofferenza.

Commenti, incredulità, critiche, ...indifferenza forse. Spesso non ci si riconosce nel mondo che ci circonda.
Il tradimento di un compagno e la sorpresa per essere stato
deriso annullano completamente quella briciola di autostima
rimasta nascosta chissà dove.

Tra qualche giorno tutto farà parte del ...passato, una notizia come tante altre.
Eppure rappresenta la terza causa di morte per adolescenti e giovani adulti.
 
Facile individuare nella scuola o nella famiglia il "colpevole".
La società civile, spesso con la sua  indifferenza, miete vittime in ogni singolo istante.
E il tempo non aiuta certo coloro che non traggono insegnamento da episodi che domani potrebbero appartenerci.
Siamo così distanti l'uno l'altro da non saper leggere la richiesta di aiuto scritta negli occhi di un nostro amico o vicino, da non riuscire a trovare il tempo per ascolare o parlare.
Troppo spesso però giudichiamo.
E allora giù contro i giovani, che altro non sono se non lo specchio della nostra immagine riflessa, di ciò che insegnamo, degli ideali e dei valori che sappiamo trasmettere.
Quindi, prima di scagliare la prima pietra,  mettiamoci di fronte allo specchio della coscienza.

 

 
 
 
SCUOLA & GIOVANI da Repubblica
Il ministro dell'Istruzione accetta le critiche
dell'organizzazione internazionale
"Il successo dei ragazzi è legato in buona parte alle
condizioni della famiglia"
Fioroni sulle critiche dell'Ocse:
"La scuola italiana è ingiusta"
Beppe Fioroni

ROMA - La scuola italiana? E' ingiusta perché non dà a
tutti le stesse opportunità. E' l'opinione del ministro
dell'Istruzione Beppe Fioroni, che questa mattina ha
commentato i dati Ocse sulla situazione negli istituti del
nostro Paese.

In Italia, secondo la ricerca dell'all'Organizzazione per la
Cooperazione e lo Sviluppo Economico, le possibilità di
successo dei ragazzi sono per lo più legate alle
condizioni della famiglia. "La nostra scuola non è ancora
un ascensore sociale - spiega il ministro - I dati
ribadiscono e sottolineano ancora una volta come il successo
scolastico, anche in termini di apprendimenti e competenze,
è strettamente connesso alle condizioni socio-economiche
della famiglia. La nostra scuola non riesce a rompere la
continuità con l'eredità che ciascun alunno si porta
dietro".

Insomma, dice Fioroni, "siamo ancora in presenza di una
scuola nella quale se sei figlio di operaio la normalità
è che resti operaio". "Questo dato - continua il ministro
dell'Istruzione - mi sconcerta e richiede una riflessione.
La sfida vera che ritengo essenziale per il nostro Paese e
per un governo di centro-sinistra è quella dell'equità".

Lo sforzo, a suo parere, non deve riguardare solamente la
qualità dell'istruzione. "Se da una parte c'è bisogno di
lavorare sulla scuola - spiega -, dall'altra serve un'azione
di governo che migliori le qualità socio-economiche del
nostro Paese. Dal 2000 in poi, il fenomeno si è accentuato
ed è evidente che il peso delle condizioni economiche
della famiglia sul ragazzo che studia ha avuto un'incidenza
maggiore. Evidentemente le famiglie sono state gravate
maggiormente nel corso degli anni da legislazioni
socio-economiche".

Questo tipo di analisi, secondo Fioroni, rivela un
cambiamento di ottica. "Credo che questa sia la prima volta
che un ministro dell'Istruzione fa uno sforzo di leggere i
dati Ocse non solo in termini di competenze e di sapere ma
anche interrogandosi sul perché delle competenze e del
sapere - dice -. Di solito discutiamo dei dati solo
prendendo atto delle competenze linguistiche, delle
competenze di matematica o scientifiche che sono uno
standard e sul gap che separa la nostra situazione da quello
del resto d'Europa".

Oltre alla sfida dell'equità, ci sono altri due obiettivi
che, in base ai dati Ocse, devono essere prioritari. Si
tratta della "qualità rispetto ai piani delle offerte
formative che sapremo designare per i nostri ragazzi" e
della "quantità, cioè della capacità di rendere più
efficaci le risorse che mettiamo nel sistema".

Per portare a termine gli interventi auspicati dal ministro,
sarà necessario uno sforzo da parte del Paese. "C'è la
necessità di investire nell'istruzione - aggiunge il
ministro -. La Spagna ha accentuato gli investimenti del 26%
negli ultimi anni, noi dobbiamo puntare sul capitale umano
per vincere le sfide che ci trovano di fronte".

Il modello italiano, comunque, non ha solamente aspetti
negativi. In particolare, "la nostra scuola non rinuncia
alla formazione della persona umana". Un aspetto che, forse,
non è così centrale in altri contesti dove i risultati
complessivi di apprendimento sono invece più
incoraggianti."Nei dati relativi a Finlandia, Giappone e
Corea del Sud, i Paesi migliori nelle competenze del
processo di apprendimento, c'è una percentuale di suicidi
molto elevata a testimonianza di un disagio giovanile
diffuso - dice Fioroni -. In Finlandia i suicidi raggiungono
il 34,5% su 100 mila ragazzi, in Giappone il suicidio è la
seconda causa di morte tra i giovani di età compresa da 15
e 24 anni. Questi dati ci devono far riflettere: la nostra
scuola non rinuncia all'umanizzazione della nuova
generazione".

(25 settembre 2006)  
 
 
 
 
 
 
 
Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio
11.12.2005


L'ideazione suicidiaria ed il tentato suicidio sono fenomeni
gravi e piuttosto frequenti nella popolazione generale
(rispettivamente circa 12 persone su 100 riferiscono
ideazione suicidiaria e circa 3 su 100 tentano il suicidio),
rappresentando i massimi fattori predittivi di suicidio
completo.

La comprensione dei fattori di rischio che si nascondono
dietro al suicidio, ed ancor più all'ideazione
suicidiaria, che appare essere di gran lunga il fenomeno
più frequente, è dunque di fondamentale importanza in
un'ottica preventiva.

Il suicidio è infatti la terza causa di morte nei giovani
tra i 15 ed i 24 anni, e la seconda tra i 25 ed i 34, con un
incremento dimostrato negli ultimi anni.
 
Tra le cause ambientali che sono
associate a ideazione suicidiaria e rischio di suicidio
troviamo la disoccupazione, la solitudine e la presenza di
comportamenti rischiosi (abuso di alcol, droghe o farmaci,
gioco d'azzardo, guida pericolosa, partners sessuali
multipli, rapporti non protetti).

Un comportamento suicidiario è stato associato ad alcuni
tipi di sofferenza psichiatrica, come ad esempio disturbi
dell'umore (depressione, disturbo bipolare), disturbi da uso
di sostanze e schizofrenia, ma pochi studi fino ad oggi
hanno valutato la correlazione tra disturbi d'ansia e
ideazione suicidiaria o tentato suicidio.

Uno studio di popolazione, condotto su un campione di 4796
persone, seguite per anni e esaminate in tre periodi diversi
attraverso interviste specifiche sui disturbi psichiatrici e
sul suicidio, ha messo in evidenza l'importanza dei disturbi
d'ansia in generale come fattori di rischio per l'ideazione
suicidiaria e per il tentato suicidio.

In particolare, oltre la metà dei soggetti che riportano
ideazione suicidiaria ha almeno un disturbo d'ansia. Tra i
disturbi d'ansia più fortemente correlati a ideazione
suicidiaria troviamo il disturbo d'ansia generalizzato, il
panico e la fobia sociale, mentre sembra che le fobie
semplici, l'agorafobia ed il panico rappresentino un fattore
di rischio per i tentativi di suicidio.

L'ideazione suicidiaria e il tentato suicidio aumentano
significativamente quando il disturbo d'ansia è associato
ad un disturbo depressivo.

E' importante sottolineare che i disturbi d'ansia
rappresentano una categoria piuttosto eterogenea, con
differenze qualitative e quantitative dal punto di vista
dell'espressione sintomatologica e del trattamento, e la
loro frequenza è spesso sottostimata.

Diagnosticare un disturbo d'ansia in medicina generale è
infatti difficile (per il poco tempo a disposizione e per la
tendenza a considerare normali e dovuti allo 'stress' alcuni
degli svariati sintomi con cui l'ansia si presenta) e del
resto i sintomi ansiosi medio-lievi tendono ad essere
sottovalutati inizialmente anche dal soggetto che li prova e
dai suoi familiari, o addirittura vengono tenuti nascosti
per vergogna o imbarazzo.

Ciò che invece dovrebbe destare attenzione è
rappresentato dai particolari meccanismi cognitivo-emotivi
che si attivano in presenza di un disturbo d'ansia, tra cui
la percezione dell'ansia stessa, il rimuginio e la paura.
Questi meccanismi di attivazione producono notevoli livelli
di sofferenza, che in momenti di maggiore intensità
potrebbero costituire il trigger per l'ideazione suicidiaria
od il tentato suicidio.

Molte volte inoltre nel corso di disturbi d'ansia, dal punto
di vista cognitivo, la percezione di debolezza e di
incapacità legate alla paura o al rimuginio si associano a
intense emozioni negative di tipo depressivo, che di per
sè possono aumentare l'ideazione suicidiaria.

 
 
 
 
 
Suicidio giovanile
22.10.2006



L'Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata
alla prevenzione del suicidio giovanile
Il 10 settembre 2006 l’organizzazione mondiale della
sanità (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della
prevenzione del suicidio.

Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività
verso se stessi, è un atto che comunica disperazione,
incapacità di valutare obiettivamente il futuro,
convinzione profonda che nulla abbia più un senso.
 
 Il suicidio è un atto che annulla l’istinto di
sopravvivenza intrinseco all’essere umano; chi ha grave
ideazione suicidiaria non pensa più ad altro, ha spesso
uno stato di coscienza alterato, e può programmare nei
dettagli l’atto suicidiario senza dare il minimo segno di
debolezza o sconforto.

Molti giovani suicidi non condividono con nessuno il
malessere emotivo che causa poi l’atto: spesso il
malessere che porta al suicidio non viene identificato come
“patologia” e quindi come ferita curabile, ma inteso
come un semplice dato di fatto, la prova che nulla è più
possibile. Chi commette un atto suicidiario avverte soltanto
la profonda sensazione di sofferenza, l’assenza di
alternative e la liberazione che deriverà dal gesto: se in
quel momento potesse osservare con consapevolezza e presenza
mentale tutto il percorso attraverso cui è giunto
all’ideazione suicidiaria, molto raramente deciderebbe di
proseguire.

La frequenza del suicidio giovanile è molto elevata: le
stime mondiali parlano di un milione di morti per suicidio
all’anno, corrispondenti a 16 casi su 100000 abitanti.
Negli ultimi 50 anni l’incidenza del suicidio è
aumentata del 60%, diventando la terza causa di morte per
gli adolescenti ed i giovani adulti.

Mentre fino a poche decine di anni fa il gruppo più a
rischio era rappresentato dagli uomini anziani, oggi sono
gli adolescenti e i giovani ad avere il più alto rischio
di suicidio in molti paesi, sia industrializzati che
sottosviluppati.

Se a questi dati aggiungiamo quelli del tentato suicidio, la
cui frequenza è 20 volte più alta del suicidio completo,
possiamo renderci conto di quanto grave sia questo fenomeno
e di quanto sarebbe opportuno lavorare sinergicamente in
termini di prevenzione con i bambini e gli adolescenti.

Da un lato dovremmo saper prestare attenzione alla presenza
di fattori di rischio, riconoscendoli precocemente: tra
questi, la presenza di un disturbo psichico riconosciuto
(depressione, disturbi psicotici, disturbo da uso di
sostanze, disturbi del comportamento alimentare), la
presenza di sintomi psichici nuovi, non riconosciuti o
trattati e la variazione nei comportamenti (ad esempio, il
calo del profitto scolastico, il ritiro sociale.

Bisogna considerare che sebbene molti suicidi giovanili
siano correlati alla presenza di sindromi depressive o ad
uso di sostanze, non sono da sottovalutare fattori
socioculturali ed eventi di vita: cambiamenti economici,
familiari e personali, costituiscono veri e propri fattori
trigger anche in assenza di disturbi psichici documentati in
precedenza.

Oltre al riconoscimento precoce dei fattori di rischio, la
prevenzione del suicidio adolescenziale dovrebbe prevenire i
suddetti fattori di rischio attraverso:

informazione corretta di pediatri, medici di medicina
generale, professori, insegnanti;
interventi di psicoeducazione, da fare nelle scuole con i
ragazzi, mirati al riconoscimento e alla gestione dei
momenti di crisi, alla promozione di una maggiore autostima
e all’acquisizione di buone capacità di copying;
una corretta comunicazione sul suicidio, tra operatori ma
anche a livello sociale; il suicidio è un atto drammatico
che per essere arginato richiede formazione, informazione e
apertura.

Nella nostra società, dove già parlare della morte è
difficile, parlare del suicidio resta un tabù, e come
tutti i tabù cade vittima di generalizzazioni e giudizi
che più che mai ci allontanano dalla prevenzione del
problema.

L’organizzazione mondiale della sanità sfata alcuni miti
riguardanti il suicidio, purtroppo molto diffusi anche nella
nostra cultura:
non è vero che chi minaccia di suicidarsi poi di solito
non lo fa (bisogna sempre prestare attenzione a frasi o
gesti lesivi);
non è vero che parlare di suicidio può indurre una
persona a farlo, anzi, questo contribuisce ad alleviare le
emozioni negative e può ridurre il senso di solitudine,
creando una positiva alleanza.


Ulteriori informazioni su suicidio sul sito della
Organizzazione Mondiale della Sanità

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