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ACCORDO RAGGIUNTO SULLA PESCA E SUI FONDI UE
| Pesca e Acquacoltura - Novità |
ORA SI ATTENDONO LE RISPOSTE PER LE DEROGHE AL REGOLAMENTO COMUNITARIO E ALLE SPECIFICITA’ DELLE VARIE TIPOLOGIE DI PESCA
I ministri della pesca dell'Ue hanno raggiunto un accordo politico - contrari Germania, Malta, Lituania e Belgio - per definire quali misure di gestione dell'attivita' di pesca potranno essere finanziate dal futuro Fondo Ue del settore per il 2014-2020.
Nell'accordo rientrano anche le misure per le quali ci siamo battuti nel Golfo e a Ponza: il finanziamento del fermo provvisorio e del fermo definitivo dell'attività di pesca, misure richieste a suo tempo anche dai pescatori del Compartimento Marittimo di Gaeta, insieme ad alcune innovazioni di carattere fiscale e previdenziale, e il riconoscimento della pesca quale lavoro usurante.
Ma per queste ultime misure sarà necessario attendere l’impegno del Ministro del Welfare.
In base all'accordo raggiunto, ogni Stato membro potrà destinare fino al 15% di quella che sarà la sua dotazione finanziaria per il settore della pesca nel 2014-2020, ad un determinato "pacchetto" di misure.
Noi faremo le nostre richieste ponendo in evidenza lo stato di crisi sociale e i fattori connessi all’inquinamento marino e allo spopolamento di Ponza e Ventotene.
In questo insieme rientrano - come chiedeva l'Italia - la sovvenzione europea al fermo temporaneo dell'attività di pesca (importante per la tutela degli stock soprattutto nel momento della riproduzione), e il fermo definitivo con un contributo alla demolizione delle imbarcazioni.
In particolare sul fermo definitivo, l'intervento potrà essere finanziato con contributi Ue fino al 2017.
Un terzo elemento del 'pacchetto' di misure riguarda la possibilità di sovvenzionare la sostituzione dei motori delle imbarcazioni.
Molti pescatori, dal nord al sud d’Italia, attendono oltremodo le risposte alle domande avanzate al Commissario alla pesca, Maria Damanaki, con particolare riferimento alle licenze sperimentali per la pesca del pesce azzurro e non solo, che se risultassero convertite in definitive, avrebbero probabilmente provocato gravi danni all’ecosistema marino e agli equilibri sulle quote.
Allo stesso modo si attendono chiarimenti per situazioni simili a quella di Vittorio Romano, scomparso ormai da circa cinque anni, e i cui familiari sono ancora in attesa di conoscere le motivazioni per le quali le sue due imbarcazioni da pesca sono state demolite senza però vedersi liquidato alcun premio, così come previsto dalla legge.
Sono tanti i chiarimenti che i pescatori chiedono ormai direttamente alla Damanaki, e le risposte non tardano ad arrivare.
Erminio Di Nora
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