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MOLLUSCHI
| Pesca e Acquacoltura - Novità |
ROMA E GAETA : UN SOLO COMPARTIMENTO PER LA PESCA DEI MOLLUSCHI??
C’E’ CHI DICE NO!!!
Le draghe idrauliche o turbosoffianti del Compartimento Marittimo di Gaeta sono rimaste solo in quattro.
Si è passati nel tempo a ridimensionare notevolmente il numero dei natanti.
Inquinamento, pesca eccessiva, demolizioni, moria di prodotto, tante le concause.
Come evidenzia il “Piano di Gestione Nazionale per le draghe idrauliche e i rastrelli da natante” che il Ministero ha inviato all’UE, l’applicazione del regolamento Mediterraneo (dell’Art. 13 del Reg UE 1967/2006) esclude per il Mar Tirreno il 100% delle attuali aree costiere in cui sono presenti banchi naturali di molluschi bivalvi.
Oggi esiste però una deroga che permette di lavorare dopo il blocco imposto dalla UE.
Il Piano proposto dall'Italia prevede, con una programmazione definita a livello dei singoli Co. Ge. Vo. ( Consorzi di Gestione delle Vongole), la possibilità di pescare con le draghe idrauliche le vongole fino a 0,1 miglia dalla costa e con i rastrelli da natante, e le telline fino alla battigia, nel pieno rispetto dei principi di compatibilità ambientale.
I ricercatori di Bruxelles propongono di considerare il Piano di gestione come un “progetto pilota” per un periodo di tre anni.
Ma qual è la domanda che mi è stata posta da molti pescatori che hanno demolito i loro natanti, o che oggi hanno convertito il loro lavoro in altre attività o sistemi di pesca, o che addirittura sono rimasti senza lavoro?
Ecco di seguito la riflessione :
Perché “qualcuno”, dopo tanti sacrifici : fermi pesca non retribuiti, piani di semina, ricorsi e denunce, sembra intenzionato a chiedere l’apertura della pesca nel Compartimento Marittimo di Gaeta anche alle Draghe Idrauliche di Roma? .
Noi ci siamo fermati, abbiamo lottato, investito, sacrificando giorni, mesi, anni, per rivalorizzare un tratto di costa che ha dato lavoro a centinaia di persone.
Ciò significherebbe vanificare tutti i nostri sforzi.
A tal proposito voglio ricordare Vittorio Romano, minturnese doc, e sua moglie Maria, trasferitisi da giovani a Foceverde.
Dopo la scomparsa del suo amato compagno, Maria continua a lottare per vedersi garantiti i loro diritti, nel nome dell’Amore che Vittorio Romano aveva per il mare e per la “sua gente”.
Lei si chiede :
perché per le due licenze “draghe idrauliche” non siamo stati indennizzati?
Perché le licenze non ci sono state restituite e hanno lasciato che le imbarcazioni si consumassero alle intemperie?
Perché una persona così “buona” è stata dimenticata e abbandonata senza neanche ottenere il riconoscimento dei suoi strumenti di lavoro, proprio come è avvenuto per tutti gli altri?
Noi rispondiamo alle Nostre coscienze, altri in qualche modo risponderanno a Maria.
dott. Erminio Di Nora
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